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“La ragazza di Lucento” e i suoi lettori

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Avere a che fare con le presentazioni dei libri vuol dire avere la possibilità di vedere le cose attraverso un punto di vista privilegiato.

Le presentazioni non sempre riescono, io in generale le amo poco, lo ammetto. Quando mi trovo con il coltello dalla parte del manico penso e ripenso tanto al libro che ho davanti e a chi lo ha scritto, cosa posso aspettarmi da lui e come gestirà la sua messa in scena, sua di autore (e di uomo o donna) e del suo testo. Mi chiedo ogni volta come rendere la chiacchierata interessante, cosa può servire a un futuro lettore, di cosa ha bisogno, quanto non dobbiamo dire del libro, perché del libro non si dovrebbe dire nulla, mai. Provo a mettermi al servizio dello scrittore e di chi ascolta, al di là della domanda giusta o del potermi divertire o meno a interloquire… e poi osservo. E forse proprio grazie a questo atteggiamento ho conquistato il punto di vista alternativo, per me nuovo e sorprendente, di cui sopra.

Ci stiamo occupando – come Ricamo Editoriale – delle presentazioni del nuovo romanzo di Maurizio BliniLa ragazza di Lucento”, edito da Fratelli Frilli Editori.
Facciamo che non sto qui anche io a scrivere chi è Maurizio e qual è la sua storia letteraria, perché lo trovate ovunque se digitate il suo nome, perché ho già linkato anche quello poche righe più in alto e perché io non sono capace a fare quelle “recensioni” in cui in realtà non dici nulla di diverso rispetto a ciò che dicono tutti e che è sempre uguale, a volte fin troppo identico a un altro libro dello stesso autore. Io voglio dire altro.
(La biografia la trovate in fondo insieme alla sinossi e insieme a tutti i link utili per conoscere la produzione ormai decennale di Maurizio Blini).

Torniamo allora alla postazione privilegiata una volta per tutte, perché è da lì che io ho visto qualcosa. Gratitudine. E attesa. Ho visto condivisione e immedesimazione. Ho potuto osservare le persone che si mettevano ad aspettare che Maurizio le salutasse e scambiasse con loro due parole, ansiosi di farsi firmare la nuova copia e poter iniziare a leggere magari la sera stessa. Ho sentito il trasporto con cui una lettrice si è detta coinvolta, il suo non riuscire a staccarsi dalla pagina, e il senso di appartenenza che le era arrivato tra le pieghe della pelle, attraverso la descrizione di un quartiere (Lucento del titolo) e il suo sentire il sapore di casa dentro un libro, l’analizzare con sapienza i paralleli con le altre storie di Meucci e Vivaldi (i protagonisti anche di questa storia). Ho avuto la possibilità di sentire Maurizio parlare con i suoi lettori, o con colleghi autori, di scrittura, di come si arriva a percorrere una strada lunga anni, in compagnia degli stessi personaggi e con in testa una molteplicità di visioni che producono racconti. Nei lettori ho visto l’interesse, a tratti anche un po’ di emozione nel confrontarsi con quelle parole le ha messe sulla carta; la curiosità del confronto.

Quello che gli scrittori vogliono è arrivare ai lettori. Ogni autore vuole essere letto, vuole donare a qualcuno le sue storie, e io con Maurizio le ho viste arrivare.

Lavoro nel mezzo tra chi scrive e chi legge. Cerco di fare in modo che le storie siano sempre più belle. E questi lettori io li nomino continuamente: i lettori nel mio personale gergo professionale sono sempre lì, come dei fantasmi, come dei mastini, come degli uccellini che attendono la pappa già bella e pronta o come dei matematici che vogliono solo i numeri e i simboli per comporre la formula in autonomia.
E poche volte prima di questi giorni mi ero resa conto di quanto fossero vicini, umani, di chi fossero.
Questo mi interessava raccontarvi del romanzo “La ragazza di Lucento”, che è un salto nel passato, è ambientato prevalentemente negli anni ’90 e fa qualche balzo ancora più indietro; ha una visione cinematografica di Torino, della narrazione e dell’animo inquieto di Maurizio Vivaldi in primis. Si legge la malinconia dell’infanzia tra queste pagine, un soffio leggero e feroce al tempo stesso, una brezza che infonde un tocco di tristezza per il tempo che ormai non tornerà più misto a quella bella consapevolezza di aver accumulato ricordi, esperienze e di potersi guardare da grandi, in uno specchio consumato ma ancora molto bello, e poter comprendere. C’è la consapevolezza dell’età adulta e ci si ritrova faccia a faccia con l’atavico senso di colpa – di matrice religiosa? – che ci attanaglia spesso. E io ho visto che tutte queste cose sono rimaste sotto la pelle dei lettori.
Mi sono ritrovata a riflettere in concreto sul rapporto che si crea tra il lettore e il libro. Su cosa loro, voi, tutti noi, cerchiamo quando ne compriamo uno e con pazienza troviamo il momento giusto per la lettura. Mi ha affascinato vedere tutti questi lettori affamati di conoscenza, non una conoscenza solo letteraria, ma una voglia di esserci, di partecipare, di essere parte del percorso di quella storia, che in fondo è anche loro.

Trovare nuovi punti di vista è sempre una gran fortuna!

www.maurizioblini.it

www.facebook.com/mauriziobliniscrittore/

SINOSSI
Una pallina di carta schizza come impazzita dalla grata di una cantina. Tre adolescenti iniziano a palleggiare, poi, giunti sotto casa di uno di loro, decidono di scommettere sul contenuto di quella biglia di carta: non l’apriranno fino alla fine dell’anno scolastico. La conservano in un barattolo, un barattolo che viene però dimenticato per sedici anni all’interno di un cassetto. Dopo tutto questo tempo è Maurizio Vivaldi – colui che l’aveva sepolto – a ritrovare questo oggetto del passato, ma quello che diventa un pretesto per rivedere gli altri due amici ben presto si trasforma in una drammatica verità che dà il via a un’indagine strana, complessa e paradossale, che parte da molto lontano.
Maurizio è diventato un poliziotto ed è da qui che iniziano le sue vicende, quelle che l’autore ci ha raccontato nei precedenti romanzi, di cui questa storia è antefatto e svelamento dell’animo del suo protagonista. Una serie di eventi intricati, i fantasmi dell’infanzia che ritornano e mettono a fuoco quelle paure e fragilità che vanno comprese e accettate per essere uomini. Un’indagine personale e corale che sa scandagliare le profondità dell’animo umano e svelarne i suoi segreti più intimi.
Maurizio Blini con la sua scrittura delicata e al tempo stesso incisiva lascia che il lettore si immerga nella narrazione con quel trasporto che spinge a voltare le pagine per giungere alle risposte; una trama gialla che si tinge delle sfumature del romanzo intimista e strizza l’occhio con sapienza ai racconti di formazione che hanno scandito il tempo della letteratura, il tutto infarcito da dialoghi ben concepiti e che lasciano risuonare le voci di questi personaggi che alcuni lettori già amano da tempo.

BIOGRAFIA AUTORE
Maurizio Blini è nato a Torino nel 1959. Ex poliziotto, laureato in Scienze dell’investigazione all’Università degli Studi dell’Aquila, è scrittore e sceneggiatore. Le sue più grandi passioni sono la letteratura, il cinema e il jazz.
Presente con i suoi racconti in numerose antologie, ha pubblicato: “Giulia e altre storie” Ennepilibri Editore (2007), tradotto in diversi Paesi dell’Est; “Il creativo” Ennepilibri Editore (2008); “L’uomo delle lucertole” A&B Editrice (2009); “Il purificatore” A&B editrice (2011); “Unico indizio un anello di giada” Ciesse Edizioni (2012); “R.I.P. (Riposa in pace)” Ciesse Edizioni (2013); “Fotogrammi di un massacro” Ciesse Edizioni (2014); “Figli di Vanni”, scritto a quattro mani con Gianni Fontana, Golem Edizioni (2015); “Rabbia senza volto” Golem Edizioni (2016). Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali vincendo alcuni premi.

“La ragazza di Lucento” Maurizio Blini

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