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Bud&Terence

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Per non amare Bud Spencer e Terence Hill bisogna essere snob o avere un cuore di pietra.
Magnifico compromesso tra comicità fisica e comicità verbale, i due (in coppia) hanno per quasi un ventennio – avendo dato il meglio negli anni Settanta – sfornato film che veicolavano sempre gli stessi messaggi: l’amicizia vale più dei soldi, il sarcasmo è più forte dell’arroganza, vincono i buoni e perdono i cattivi.
Tutto qui, si potrà dire. Ma “tutto qui” non è. La pervicacia con cui hanno perseguito sempre lo stesso schema (perdipiù reiterato dal perenne confronto Bud-orso con Terence-volpe) ha fatto sì che col tempo essi siano stati identificati da intere generazioni come una specie di simulacro di quanto la vita – se presa come la prendono loro – possa avere una leggerezza rasserenante e un ottimismo incosciente di fondo.
Accanto a scazzottate omeriche, accanto a situazioni parossistiche e accanto a battute fulminanti, il merito principale del duo a mio avviso sta proprio nell’aver propagato, specie presso i più piccoli, l’idea che i valori fondanti siano quelli summenzionati, l’idea che non esista la volgarità, l’idea che dietro gli sganassoni senza vittime vi sia un modo molto virile, spesso infantile, sempre non offensivo, di risolvere le cose.
Un mondo in cui, per dirla citando Verdone – più precisamente il Ruggero di Un sacco bello – “è il bene che vince e il male che perde”. Semplicistico? Forse. Ma oggi quanto mai necessario. Essendo abituati a dare per scontata una superficiale nozione di “bene” e di “male” fino ad arrivare a confonderli, aiutati in questo dal contesto sociale e politico in cui viviamo, il dare un taglio netto che chiarisca che noi stiamo dalla parte di chi non è arrogante, di chi magari è grossolano ma è umano, di chi magari fa delle furbate ma alla fine non resiste e restituisce il maltolto, di chi magari non ha arte né parte ma sa arrangiarsi con fantasia e acume evitando il cinismo e l’egoismo, di chi magari non sarà signorile ed educato ma è verace e sincero. Quanto ci sarebbe bisogno di tornare a questa semplicità, a tratti manicheistica ma urgente in quanto priva di ombre.
Latori dei fagioli-western, campioni di risse acrobatiche splendidamente coreografate e zeppe di stuntman eccellenti, Bud&Terence sono molto di più. Se i plot sono quasi sempre gli stessi (ovvero, sono due outsider che a malapena si sopportano – rectius, l’orso non sopporta la volpe – ma finiscono per fare coppia e sistemano i malvagi di turno senza quasi mai guadagnarci nulla), diverse sono le epoche e le ambientazioni, come a dire che l’uomo, alla fin fine, è sempre lo stesso. Siano essi nel West, nel mondo contemporaneo o nel profondo territorio latinoamericano, il tema è sempre quello: sopravvivere tra furbi e prepotenti.
Di primo acchito possono sembrare protagonisti di film per bambini o ragazzini, ma se si rivedono anche in età adulta – ovviamente citando a memoria interi passaggi – ci si rende conto che certe sceneggiature erano stracolme di sottili dettagli ironici, di botta e risposta geniali, di sguardi cesellati ad hoc, di nomi di persone, città, negozi spesso aventi come scopo il creare un senso di inarrestabile presa in giro del mondo.
Un mondo, quello dei loro sedici film girati insieme, che a tratti pare un cartone animato. In effetti i rumoristi che simulano pugni e schiaffoni sembrano fare il verso a quelli di cartoon e fumetti, certe esagerazioni elastiche dei corpi sono ai confini con la fisica e il surreale diventa reale con una naturalezza che spiazza.
Bud, visto da piccoli, è il gigante brontolone eppure protettivo che ci accompagna come una specie di angelo custode barbuto, mentre Terence, sempre visto da piccoli, è probabilmente ciò che noi da grandi vorremmo essere: piacente, atletico, simpatico e infine come l’olio, capace di restare sempre a galla.
Insomma, vedere e rivedere i loro veri capolavori (perché almeno per i primi sette elencati di quello si tratta), Lo chiamavano Trinità…, …continuavano a chiamarlo Trinità, …più forte ragazzi!, …altrimenti ci arrabbiamo!, Porgi l’altra guancia, I due superpiedi quasi piatti, Pari e dispari, Io sto con gli ippopotami, Chi trova un amico trova un tesoro, Nati con la camicia e Non c’è due senza quattro, fa semplicemente bene. La coppia non è una somma di due attori, ma quella di due nostri amici e/o parenti, sono due soggetti coi quali crescere, che per alcuni aspetti aiutano a maturare, che conducono i piccoli in un mondo dove il bello sopravvive al brutto e i grandi in un universo nel quale l’ordine costituito della logica viene sovvertito da elementi primordiali che ci riconciliano con noi stessi. Se esistono due attori che hanno fatto del bene, ecco, essi sono Bud&Terence.

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