Loading...

Che il 2018 possa cominciare con il “viaggio”

Home / Home / Che il 2018 possa cominciare con il “viaggio”

Non è facile scrivere pensando all’anno che verrà; non è facile perché tutti gli anni che stanno per cominciare si legano indissolubilmente a fantasie, aspettative, paure ma anche ai vissuti legati all’anno che, invece, sta per concludersi, che siano di natura positiva – gioie vissute, traguardi raggiunti – o negativa – perdite subite, abbandoni sperimentati o, più semplicemente, periodi di sfiga atavici.
Tutte queste considerazioni mi portano, irrimediabilmente, a ripensare ad altre esperienze che possano smuovere qualcosa di simile. Nella mia mente se ne configurano subito due, entrambe legate alle mie esperienze di vita: la prima, quella più professionale e, la seconda, quella più privata.
Si siedono, dunque, in prima fila: l’inizio – e la conseguente fine – di un percorso psicologico/psicoterapeutico e la partenza – e la conseguente conclusione – di un viaggio.
Cominciare una psicoterapia ed apprestarsi a una partenza non ha nulla di diverso – a livello di vissuto – dall’inizio di un nuovo anno e dalla fine del precedente. Entrambe sono esperienze che ci mettono in movimento, che implicano un cambiamento – seppur momentano, come nel caso di un viaggio – e che smuovono, nel nostro mondo interno, quelle ansie, quelle aspettative e quelle paure tipiche dell'”anno che verrà”.
In queste tre situazioni, forse, i buoni propositi non servono a nulla; certo, servono delle accortezze ma imporsi degli obiettivi – troppo spesso irraggiungibili – rischia di farci perdere la magia delle esperienze che andremo a vivere; rischia di non farci vedere, e conseguentemente non vivere, le piccole cose, quei micro-cambiamenti, che, sul lungo periodo, sono le sole a permetterci di vedere “un prima e un dopo”.
Tante sono le parole che si sprecano – nel senso più buono del termine – per l’inizio del nuovo anno, per l’inizio di una psicoterapia, per l’inizio di un viaggio.
E allora, oggi, mi permetto di regalarvi un qualcosa che parole non ne ha ma che può ispirarvi e aiutarvi a crearne delle vostre perché si può dar vita a storie bellissime anche senza usare una sola parola (e detto da una che dell’utilizzo delle parole ne ha fatto il punto cardine del suo mestiere è abbastanza singolare 🙂 )
Questo è quello che ha fatto Aaron Becker in “Viaggio“, un silent book che ci mostra una bambina grigia che vive una vita grigia immersa in un mondo grigio. Fanno eccezione, unico tocco di colore, il rosso di un monopattino, di un aquilone e di una palla che non riescono a farla evadere da una realtà soffocante. Ciò che riesce a compiere la magia è un pennarello rosso, con il quale la protagonista riesce ad aprirsi la porta in un mondo di colori.
La protagonista entrerà, così, in un mondo incantato dominato da paesaggi spettacolari capaci di togliere il fiato. Il pennarello rosso diventa il canale attraverso il quale la bambina dona concretezza ai suoi sogni e influenza la realtà. Il fatto però di potersi muovere con libertà non le impedisce di osservare con occhi curiosi quel che la circonda e d’intervenire rischiando in prima persona per aiutare chi è più debole di lei. La sua generosità e il suo coraggio non rimarranno fini a sé stessi ma costituiranno lo spunto per una svolta importante nel percorso del suo viaggio. Il fatto che non ci siano parole a guidare il lettore, ma solo immagini, fa sì che la narrazione cambi a seconda di chi si metta a leggere e ad inventare le parole di questa storia.
Impossibile non immedisarmi nella piccola protagonista, perché tutti noi, ad un certo punto del nostro viaggio, ci siamo trovati – e probabilmente ci ritroveremo ancora – a sprofondare in momenti di grigiore; momenti in cui, la tanto agognata pennellata di colore, sembrerà impossibile da trovare. Ma, la morale che si ricava da questo piccolo libro – erronaeamente definito come un libro da bambini, e che spero possa accompagnarvi lungo il così vicino 2018 – è che ogni avventura riserverà sempre delle difficoltà e dei problemi da affrontare, alcuni dei quali risolveremo grazie al nostro ingegno, mentre per altri ci dovremo affidare all’onestà e all’aiuto altrui; non per questo non dovremmo viaggiare, tentare ed esplorare, perché alla fine anche un’avventura andata male varrà sempre di più di una vita di grigia monotonia.
Vi auguro, quindi, di potervi subito mettervi in “Viaggio“!

Comments(0)

Leave a Comment