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Storyteller’s Kit: Miti, Archetipi e “Il viaggio dell’Eroe”

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Joseph Campbell nel suo celebre testo “L’eroe dai mille volti” ha sostenuto che diversi miti, provenienti da varie zone del mondo e da epoche storiche diverse, hanno in comune la medesima struttura narrativa, definita monomito.
Si tratta di una serie di eventi e di episodi che si ritrovano invariati in ogni leggenda o storia. Secondo Campbell:

“Non è esagerato dire che il mito costituisce il passaggio segreto attraverso il quale le inesauribili energie del cosmo penetrano nelle forme della cultura dell’uomo. Il viaggio dell’eroe mitologico può avvenire anche materialmente ma questo aspetto è irrilevante. In realtà il viaggio è fondamentalmente un evento interiore, un viaggio verso la profondità in cui oscure resistenze vengono vinte e resuscitano poteri a lungo dimenticati per essere messi a disposizione della trasfigurazione del mondo. Il viaggio non ha per scopo la conquista ma la ri-conquista, non la scoperta ma la ri-scoperta. L’eroe è il simbolo di quell’immagine divina creativa e redentrice che è nascosta dentro ognuno di noi e che aspetta solo di essere trovata e riportata in vita.”

Le riflessioni di Campbell corrono parallelamente al pensiero di Carl Gustav Jung, il quale ha analizzato gli archetipi, cioè personaggi o forze ricorrenti nei sogni di ogni persona e nei miti di ogni cultura.
Jung ipotizzava che essi riflettono i numerosi lati della mente umana e che le personalità si dividono in questi personaggi per vivere il dramma delle proprie vite.
Lo psicanalista svizzero notò una forte corrispondenza tra le figure presenti nei sogni dei suoi pazienti e i comuni archetipi della mitologia e sostenne che entrambi abbiano un’origine più profonda, nell’inconscio collettivo dell’umanità.

“Quando ho cominciato ad elaborare queste teorie, pensavo all’archetipo come un ruolo fisso che un personaggio avrebbe mantenuto in modo esclusivo per tutta la storia. Una volta identificato un personaggio come un Mentore, mi aspettavo che rimanesse sempre e solo un Mentore. Tuttavia, poiché lavoravo con i temi delle fiabe in quanto story-consultant della Disney, trovai un altro modo di considerare gli archetipi: non come ruoli stabili, ma come funzioni svolte temporaneamente dei personaggi per ottenere determinati aspetti. Questa osservazione viene dal l’opera del russo Vladimir Propp, l’esperto di fiabe che nel libro «Morfologia della fiaba» analizza i motivi e le strutture ricorrenti in centinaia di racconti russi. Guardare gli archetipi in questo modo, come funzioni flessibili dei personaggi piuttosto che come rigide tipologie, può liberare la narrazione e spiegare come sia possibile che un personaggio riveli le qualità di più archetipi. Questi possono essere considerati maschere indossate dei personaggi per un tempo limitato, quando devono portare avanti racconto.”
(Christopher Vogler)

I personaggi che ricorrono nei miti di tutto il mondo – ad esempio il Giovane Eroe, il Vecchio Saggio, lo Shapeshifter e l’Ombra Antagonista- sono gli stessi che appaiono ripetutamente nei nostri sogni e nelle nostre fantasie. Ecco perché i miti e la maggior parte delle storie costruite secondo il modello mitologico sembrano riecheggiare verità interiori.

Queste storie sono modelli molto precisi dei meccanismi della mente umana, vere mappe della psiche psicologicamente valide ed emotivamente realistiche, anche quando rappresentano avvenimenti fantastici, impossibili e irreali.
Le narrazioni costruite secondo il modello del viaggio dell’eroe esercitano un’attrattiva che può essere percepita da chiunque, poiché scaturiscono da una fonte universale, l’inconscio collettivo, e riflettono preoccupazioni universali.

“L’eroe dai mille volti” ha avuto una grande influenza nella narrativa moderna facendo conoscere il fenomeno de “il viaggio dell’eroe”; il suo ammiratore più celebre e allievo indiretto è sicuramente George Lucas, che in molte occasioni ha fermato che la sceneggiatura di “Guerre Stellari” ricalca fedelmente la struttura del viaggio dell’eroe. Altre opere in cui si ritrova questo schema sono: “Matrix”, i libri di Harry Potter, “Il Re Leone”, la serie di Indiana Jones, “I Soprano”, “Lost”.

Ulteriore apporto teorico al viaggio dell’eroe è stato dato da Christopher Vogler, sceneggiatore ed insegnante di sceneggiatura, che ha lavorato per importanti case cinematografiche come la Disney. Vogler, ispirato da Campbell, negli anni ’80 scrisse un compendio di poche pagine, in cui illustrava il monomito ai suoi colleghi.
Seguendo lo schema riportato nella guida elaborata, la Disney fu in grado di uscire dal periodo nero in cui si era ritrovata tra gli anni ’80 e ’90, producendo quei film che la aiutarono a risollevarsi a partire dal Re Leone su cui ha lavorato lo stesso Vogler.
Lo sceneggiatore successivamente estese il suo compendio fino a farlo diventare un vero e proprio libro intitolato “Il Viaggio dell’Eroe”, che parte dalle considerazioni di Campbell per arrivare ad un pratico manuale per scrittori e sceneggiatori.

Dal punto di vista psicologico, l’archetipo dell’eroe rappresenta ciò che Freud ha chiamato Io, cioè quella parte della personalità che si considera distinta dal resto dell’umanità.
Un Eroe è in grado di trascendere i confini e le illusioni dell’Io, ma all’inizio gli eroi sono solo Io: Io, il solo, l’identità personale che pensa di essere staccata dal resto del gruppo.
Il viaggio di molti eroi è la storia della separazione dalla famiglia o dalla tribù, equivalente al distacco di un bambino dalla madre.
L’archetipo dell’Eroe rappresenta la ricerca da parte dell’Io dell’identità e della compiutezza. Nel processo che ci trasforma in uomini e donne compiuti, siamo tutti eroi che affrontano guardiani interiori, mostri ed aiutanti.
Se provassimo ad esplorare la nostra mente, scopriremmo insegnati, guide, demoni, dei, compagni, servitori, capri espiatori, maestri, seduttori, traditori e alleati, tutti aspetti della nostra personalità e personaggi dei nostri sogni.
Tutti i cattivi, i Trickster, gli amanti, gli amici e gli avversari degli eroi possono essere trovati in noi stessi.
Il lavoro psicologico che tutti noi affrontiamo prevede l’unione di queste parti distinte in un’entità completa ed equilibrata: L’Io, l’Eroe convinto di essere separato da tutte queste sue
parti, devi incorporarle per diventare il Sé.

Secondo Vogler esistono delle tappe specifiche del viaggio che l’eroe deve compiere, simili per certi versi allo schema narrativo canonico. Possiamo così sintetizzare queste tappe:

  • Il mondo ordinario: l’eroe lascia il suo mondo per cominciare un percorso che lo porterà volontariamente o meno ad entrare in un altro mondo, diverso nel bene o nel male.
  • Il richiamo all’avventura: spesso l’eroe viene sfidato e la sfida stessa stabilisce l’obiettivo ed il percorso da compiere. In questa tappa possono entrare in gioco vari messaggeri che possono dire all’eroe cosa fare o ad esempio qual è il tragitto da percorrere.
  • Il rifiuto del richiamo: spesso l’eroe è riluttante, ha paura, tentenna, vuole evitare la sfida. Una storia risulta interessante e coinvolgente quando l’eroe vacilla.
  • Incontro con il mentore: spesso l’eroe viene in contatto con un evento o una persona che lo educa al cambiamento. E ciò di cui ha bisogno l’eroe per mettersi in viaggio.
  • Il varco della prima soglia: l’eroe si mette in cammino accettando così la sfida.
  • Prove, nemici ed alleati: iniziano alle lotte ed i conflitti, le alleanze e le opposizioni. Tutti affrontano avversari e tutti hanno bisogno di alleati.
  • L’avvicinamento alla caverna più recondita (la seconda soglia): si tratta della prova centrale. Di solito in questo momento avviene anche un rovesciamento della fortuna, spesso temporaneo, che crea suspense.
  • La ricompensa: l’eroe che è sopravvissuto dopo la prova finale festeggia, ritorna nel suo mondo ordinario, rinato, definitivamente cambiato e porta con sé l’esperienza accumulata.

“I buoni racconti ci fanno sentire di aver avuto un’esperienza soddisfacente completa. Abbiamo pianto, riso o fatto entrambe le cose. Alla fine della storia si ha la sensazione di avere imparato qualcosa sulla vita o su noi stessi.”
(Christopher Vogler)

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